Gli ungulati selvatici presenti in Toscana sono rappresentati da cinque specie: capriolo, cervo, daino, cinghiale e muflone. Tutte le popolazioni presenti nel territorio regionale, fatto salvo il capriolo nel quadrante sud-occidentale (province di Grosseto, Siena e parte di Firenze) derivano da immissioni avvenute a partire dal 1800. Gran parte delle immissioni originarie delle popolazioni odierne sono avvenute in territori demaniali o aziende faunistiche private. La consistenza, densità e distribuzione delle diverse specie è progressivamente aumentata nel tempo, con la sola eccezione del muflone, più soggetto delle altre specie alla predazione del lupo (Piano di controllo del cinghiale 2019-2021). Rispetto alla situazione rappresentata nella ultima pubblicazione della Banca Dati Ungulati curata da ISPRA (2012), la Toscana rappresenta la regione con le maggiori consistenze dell’Italia peninsulare, comprendendo circa 450.000 capi(Piano di controllo del cinghiale 2016-2018).

Le attività di caccia, al di fuori dei periodi previsti dalla 157/92 sono state incentrate sul prelievo selettivo, attraverso il ricorso alle procedure previste dall’art. 11 quaterdecies, comma 5, della Legge 2 dicembre 2005, n. 248. Altre misure coordinate riguardano le attività di monitoraggio estese obbligatoriamente alle aree protette e la valorizzazione della carne dei selvatici abbattuti (Piano di controllo del cinghiale 2019-2021).

La gestione venatoria degli ungulati, così come di molte altre specie oggetto di prelievo, può avere obiettivi diversi: l’aumento dell’abbondanza e della distribuzione di una popolazione oppure il controllo delle sue dimensioni e della sua struttura demografica entro valori definiti (ISPRA 2013, linee guida per la gestione degli ungulati). Per quanto riguarda alcune specie cosiddette problematiche, come il cinghiale, la gestione è mirata al controllo della specie, soprattutto nelle aree non vocate, ove la presenza del selvatico può arrecare problematiche di danni alle coltivazioni agricole.

Altresì la gestione di alcune specie di ungulati, come il capriolo è spesso di tipo conservativo, pertanto le modalità e le tempistiche del prelievo vengono regolate attraverso la caccia di selezione. Questa modalità di prelievo prevede il prelievo selettivo suddiviso per classi di età e/o sesso con periodi di prelievo prestabiliti.La specie oggetto del prelievo e l’impatto che tale specie ha sull’ecosistema circostante determina la strategia di prelievo da adottare, che sia quindi di tipo conservativo oppure mirato al controllo della specie.